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Santa Maria in Monticelli - Restauro pittorico

Santa Maria in Monticelli

Allo stato attuale delle ricerche non è dato sapere quando precisamente la chiesa sia stata costruita e da quale architetto; di più, invece, si sa dei successivi interventi. Nel XII secolo la chiesa venne rialzata per proteggerla dalle frequenti piene del Tevere e Innocenzo II la riconsacrò nell’anno 1143.

Nuovi rimaneggiamenti nel 1716 per volere di papa Clemente XI e nel 1860 ad opera dell’architetto Francesco Azzurri. Nel corso del Seicento si intervenne anche sul campanile abbassandolo, per motivi statici, di due ordini.

 

Santa Maria in Monticelli

Interno e abside, Santa Maria in Monticelli

Dal 1726 la chiesa è stata affidata alla cura pastorale dei Padri Dottrinari. Negli ultimi trenta anni sono stati chiusi gli archetti del campanile ed è stato costruito ex-novo il sepolcro del beato Cesare De Bus, fondatore dell’Ordine dei Padri della Dottrina Cristiana.  Per circa trenta anni la chiesa è stata chiusa, andando incontro ad eventi di degrado naturale. Riaperta di recente, ha svelato preziose testimonianze artistiche.

 

S. Maria in Monticelli è una chiesa a croce latina con transetto poco prominente a tre navate.
 
Le decorazioni interne risentono pesantemente della complessa vicenda storica dietro alla sua realizzazione e coprono un arco temporale piuttosto vasto, spaziando dal secolo XI con una bellissima raffigurazione di papa Pasquale II sul muro perimetrale, lato destro dell’ingresso, fino al recente sepolcro del beato Cesare.

In questo arco temporale si inserisce la Testa del Redentore nel catino absidale, riconducibile al secolo XII, e restaurato di recente.

Le navate laterali – ritmate da tre cappelle che si immettono  in due cappelle simmetriche del transetto  dedicate, a destra, al SS. Sacramento con un’icona prodigiosa di Gesù Nazareno e, a sinistra, al beato Cesare – vedono importanti testimonianze artistiche, e nel dettaglio:

  1. nella prima Cappella a sinistra La Flagellazione di Cristo, opera di Jean Baptiste Van Loo;
  2. nella terza Cappella a sinistra La Madonna con il Bambino e Santi, opera di Sebastiano Conca;
  3. nella seconda Cappella a sinistra il maestoso Crocifisso trecentesco ligneo attribuito al Cavallini e oggetto di un intervento di restauro nel 1967 particolarmente invasivo che ha causato la perdita del pigmento pittorico che rimane ora solo in tracce;
  4. nella seconda Cappella a destra La Flagellazione attribuita ad Antonio Carracci.

 

Mappa Santa Maria in Monticelli
La chiesa di S. Maria in Monticelli è nell’omonima via del rione romano della Regola in un’area oggi retrostante al Ministero di Grazia e Giustizia e densamente occupata da edifici sacri e palazzi nobiliari, tra cui Palazzo Farnese.

Questa zona, storicamente rilevante, è stata interessata negli anni 2006/2007 da interventi di restauro nell’area dell’attiguo Ministero, con l’obiettivo di riportare alla luce l’antico borgo  medievale della Regola. Il vicino palazzo Farnese, opera di Antonio Sangallo il Giovane e Michelangelo Buonarroti, conserva, tra le altre cose, il Trionfo di Bacco ed Arianna di Annibale Carracci con stucchi del fratello Agostino, testimonianza di un cantiere della famiglia bolognese nella zona della Regola.

Per s. Maria in Monticelli si propone un restauro sul ciclo delle flagellazioni vi conservate e opera dell’artista francese Jean Baptiste Van Loo e dell’italiano Antonio Carracci, rispettivamente conservate nella prima cappella della navata sinistra e nella seconda cappella della navata destra.

Gli interventi a S. Maria in Monticelli sono giustificati da interessi eminentemente storico artistici, in particolare essi garantirebbero:

 

  1. una sana continuità con gli interventi precedenti nel vicino Borgo medievale;
  2. l’esigenza del territorio di non vedersi privato di un capitolo notevole della propria storia artistica. Infatti, perdere La Flagellazione di Cristo del Carracci ivi conservato oltre a rappresentare un vulnus per la sensibilità artistica più ampia, renderebbe lacunosa la ricostruzione degli interventi della famiglia bolognese in Roma ed in particolare nel rione Regola;
  3. un’ occasione di studio sulla particolare vicenda storica che lega i dipinti del van Loo e del Carracci nel periodo napoleonico;
  4. la posizione centrale della chiesa, inoltre, garantirebbe anche un buon ritorno di immagine al benefattore in quanto inciderebbe su un bacino d’utenza di residenti stanziali attestato a 3 milioni di persone e 11 milioni di visitatori stranieri, soprattutto statunitensi, tedeschi e russi con una presenza di altri Paesi BRICs in netto aumento;
  5. il restauro sosterrebbe positivamente l’impegno dei Padri Dottrinari, piccola comunità religiosa presso la cui chiesa insiste la Curia Generalizia dell’ordine e che operano con numerose missioni in India, Brasile e Paesi dell’Africa Subsariana soprattutto con iniziative di prima scolarizzazione ed istruzione di bambini e giovani, oltre che attività di avviamento al lavoro e di sostegno materiale.
Flagellazione di Cristo - Antonio Carracci

 

Autore del dipinto: Antonio Carracci (1583 – 1618)

Soggetto: Flagellazione di Cristo

Data:XVII secolo

Dimensioni: affresco staccato, 220x150cm

Il dipinto è attribuito ad Antonio Carraci, nipote di Annibale e figlio di Agostino ai quali si devono gli affreschi di Palazzo Farnese, tra cui il già citato Trionfo di Bacco ed Arianna. Antonio lavorò a s. Maria in Monticelli al tempo della decorazione di Palazzo Farnese (1595 – 1605), verosimilmente subito dopo la morte del padre avvenuta il 22 marzo 1602 a Parma.

La Flagellazione di Cristo è un affresco staccato su supporto di cm 220 x 150 circa. Lo stacco sarebbe antico, risalirebbe infatti all’età napoleonica in quanto sarebbe stato ritrovato a S. Maria nel 1860 sotto il dipinto di uguale soggetto del Van Loo. L’espediente garantì la salvaguardia dell’affresco durante l’occupazione napoleonica di Roma che segnò la dispersione in Francia di numerose opere d’arte e sarebbe una testimonianza della preziosità del dipinto oltre che, a posteriori, della sua pregevole paternità.


Stato di conservazione

L’esame visivo, ad una certa distanza, non consente di affermare con assoluta certezza che si tratti di uno stacco della pellicola pittorica e di parte dell’intonaco originale; il discreto stato complessivo dell’opera fa però propendere per questa tecnica di intervento; allo stato attuale non si conosce né l’epoca precisa né la collocazione originale dell’opera. È probabile che l’intervento di restauro possa fare chiarezza in merito e fornire nuovi elementi di conoscenza. L’opera si presenta offuscata da strati di polveri e patine biancastre, probabilmente dovute alla cristallizzazione di sali solubili in superficie; depositi di aspetto traslucido si devono attribuire a protettivi alterati o alle colle di stacco e si notano di scorcio, a luce radente, in particolare in alto; minute le cadute di colore, disomogeneo il trattamento del rifacimento intorno al frammento fino al margine del pannello di supporto. Fastidiosamente difforme, infine, il colore del campo di intonaco all’interno della cornice.